Non interferiva mai con le macchine o con le infermiere: semplicemente rimaneva lì, e in un luogo dove mi sentivo invisibile, quel piccolo gesto significava tutto.
Quando finalmente riacquistai la voce e chiesi al personale informazioni su di lei, la loro risposta fu gentile ma ferma: non era mai stata registrata la presenza di una persona con quel nome.
Hanno ipotizzato che fosse colpa dei farmaci, del trauma, delle allucinazioni causate dallo stress. Ho accettato quella spiegazione, perché non sapevo cos’altro credere.
Sei settimane dopo, fui dimessa e tornai a casa, ancora fragile ma grata. Quando aprii la porta di casa quel pomeriggio, una familiare quiete mi pervase: la stessa sensazione che avevo provato durante quelle lunghe notti in ospedale.
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