La mia bisnonna, una donna che non ho mai incontrato, ha cresciuto nove figli da sola mentre il mio bisnonno lavorava lontano.
Si procurava il pane, rammendava vestiti più e più volte, trasformava coperte strappate in cappotti improvvisati… Tutto con quelle mani forti e screpolate, segnate dalla vita.
E quei ditali – quei minuscoli pezzi di metallo che quasi consideravo spazzatura – erano ciò che proteggeva le sue dita durante anni di lavoro silenzioso.
Ognuno portava un segno.
Una storia.
Una ferita.
Mia madre mi raccontò che uno di quei ditali, il più consumato, era quello che usava durante la guerra, quando non c’erano soldi per vestiti nuovi e ogni cucitura era un atto di sopravvivenza.
Un altro, quello dorato, era un regalo di sua sorella prima che emigrasse, e non si rividero mai più.
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