“E ha scritto ‘nessun rancore’?”
“SÌ.”
Diane lasciò cadere l’invito sul bancone come se fosse contaminato. “Ti prego, dimmi che non ci vai.”
Ho guardato l’invito. Poi i documenti. Poi mia sorella.
“Credo di sì.”
Quella fu la prima volta in quattro anni che sorrisi, e non era un sorriso timido. Era quel tipo di sorriso che compare un attimo prima che una donna smetta di scusarsi per la propria esistenza.
Ho raccontato a Diane di Julian. Di quanto la situazione si fosse fatta seria. Di quanto fossi ancora terrorizzata all’idea di fidarmi di qualcuno dopo Garrett. Diane mi ha ascoltata, poi ha detto quello che avevo bisogno di sentire.
“Il problema non sei tu. Garrett ti ha solo insegnato a pensare di esserlo.”
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